Jesi – Chiesa S. Marco, ex S. Francesco

Info generali

A San Francesco, di passaggio nella Marca, all’inizio del sec. XIII, gli jesini avrebbero offerto una antica chiesa benedettina dedicata a San Marco.

Di detta chiesa si parla ripetutamente nella seconda metà del sec. XIII, e la si dice appartenente ai frati minori. Questi si erano stanziati a Jesi, nella prima metà del secolo, esercitandovi un ruolo importante. Furono i Francescani a fare affrescare la chiesa nel ‘300 ed essa divenne così importante che nel 1373 fu sede di un capitolo generale dell’Ordine dei Conventuali che vi restarono, con varie vicissitudini, fino al 1652 quando il Papa Innocenzo X soppresse i conventi con pochi religiosi.

Sorge poco fuori dalle mura urbiche ed era parte integrante del complesso monastico di clausura. Venne eretta in stile Gotico nel XIII secolo e presenta una facciata, a capanna tripartita secondo il modello lombardo, su cui si apre un ricco rosone in cotto sormontante un portale marmoreo (bianco cipollino e rosso di Verona), ripete la divisione interna. L’interno è diviso in tre navate da pilastri ottagonali che reggono volte a crociera. Il semplice ed armonioso portale è lievemente strombato e l’imposta dell’arco è segnata da capitelli corinzi, mentre nella cornice che racchiude il portale corre una ghiera a figura fitomorfa che nasce dalla fauci di una volpe. Vi si conservano alcuni affreschi trecenteschi, superstiti del ciclo pittorico che originariamente decorava la maggior parte delle pareti della chiesa. Fra questi si può ammirare La Crocifissione, in fondo alla navata centrale, dominata dalla figura del Cristo morente, alla cui destra le pie donne sorreggono la Vergine svenuta, mentre a sinistra un gruppo di astanti partecipa al dramma; L’Annunciazione in fondo alla navata destra; il sottostante Crocifisso con ai lati la Vergine e San Giovannino, La traslazione della santa casa e, sulla parete di mezzogiorno, l’ultima grande composizione con la Morte della Madonna attorniata dagli Apostoli addolorati. Le pitture murali hanno dato luogo ad alcune difformità di attribuzione, ma i recenti restauri hanno permesso di chiarire la matrice di scuola riminese degli affreschi ricondotti a Giovanni e Giuliano da Rimini e ad artisti di ambito fabrianese. Nel corso dei restauri effettuati il secolo scorso (1854-1859) dall’architetto Angelo Angelucci e dai pittori Silvestro Valeri di Perugia e Marcello Sozzi di Roma, si è provveduto a completare la decorazione della volta e dei sottoarchi, oltre che degli arredi lignei.


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